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Pensiamo che l'attuale normativa sulla sicurezza in mare, per i subacquei e per i bagnanti, sia
carente in alcuni punti. Chiediamo che venga modificata. Per questa ragione abbiamo bisogno
del sostegno del maggior numero di persone, attraverso una raccolta di firme.
I cambiamenti da apportare sono i seguenti:
a-Portare la distanza minima di navigazione dal mezzo di segnalazione "uomo in acqua"
(boa segnasub, o bandiera rossa a striscia diagonale bianca issata su mezzo
nautico) da 50 a 100 metri. Restando fermo il vincolo per il subacqueo di non
allontanarsi oltre i 50 metri dal proprio mezzo di sgnalazione. Per ogni diportista
trasgressore va applicata una sanzione amministrativa pari a
1'350€(milleetrecentocinquantaeuro).
b-Uniformare la tipologia delle boe segnasub ad un singolo esemplare, visibile a 500mt
di distanza,con le seguenti caratteristiche:
1) forma sferica di litraggio minimo pari a 15lt e di colore arancione o rosso;
2) asta porta bandiera di almeno 70 cm di lunghezza fuori tutto;
3)bandiera rossa a striscia diagonale bianca di forma rettangolare dalle dim 30cmx20cm.
c-Istituire una patente obbligatoria per qualsiasi mezzo a motore condotto in mare o in
lago. Al momento la viggente norma permette di guidare una barca dotata di un motore 25
cavalli o inferiore senza l'uso della patente nautica. Questo a nostro avviso non è
accettabile.
d-Modificare la distanza minima dalla costa in cui le barche possono navigare oltre i 10
nodi.
Questa deve essere di:
1) 500 metri di distanza da coste a picco sul mare;
2) oltre la batimetrica dei 25 metri(profondoità maggiori ai 25 metri) o in alternativa oltre
1,3 miglia nautiche dalla costa.
e-Rendere obbligatori dei canali di sicurezza di uscita dai porti (sia turistici che
non), per mezzo di gallegianti vincolati al fondo, fino ad una distanza pari a quella
riportata nel punto "c" soprascritto, a secondo della conformazione della costa.
f-Istituire una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza in mare, attraverso spot
televisivi e su carta, come già avviene per gli altrettanto delicati temi della
sicurezza su strada.
g-Permettere al subacqueo di operare ad una distanza superiore ai 50 metri dal proprio
mezzo nautico all'ancora, purché questo sia dotato di regolare bandiera segnasub (visibile
a 300 metri di distanza) ed il subacqueo sia munito di regolare boa segnasub al
seguito.
h-Modificare l'obbligo di distanza minima dalla costa, per i pesctaori in apnea in esercizio.
Portarla da 500 metri a:
1) 200 metri da coste pianeggianti;
2) nessuna distanza da coste a picco sul mare o sul lago (poiché non permettono l'accesso ai
bagnanti).
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Testo e foto di: Eduardo Marchese. La stagione balneare è appena iniziata. le Capitanerie di Porto dei vari Compartimenti Marittimi, dislocati sul territorio Nazionale, hanno emanato le proprie "ordinanze balneari". Queste sono visibili presso il sito http://www.guardiacostiera.it/ Mi preme, però, cercare di dare ai "naviganti internettiani" alcuni semplici consigli. Avvisi da seguire per affronatre il mare con maggiore sicurezza e sono i seguenti:

1) Se in spiaggia l'assistente bagnante ha issato la bandiera rossa, non entrate in acqua;
2) Se c'è mare mosso non fate il bagno. Nonostante possiate essere dei provetti nuotatori, il mare è sempre più forte di voi;
3) Se c'è forte vento da terra, nonostante il mare sottocosta sia calmo, il bagnino dovrebbe esporre la bandiera gialla. Non allontanatevi da riva più di 50 mt e non usate gonfiabili (materassini, etc..). Non lasciate i vostri bimbi in acqua con braccioli, ciambelle o palle, il vento da terra li porterebbe a largo velocemente. Piuttosto fatevi il bagno con oi vostri figli, entro il limite di acque sicure (profondità 1,6 mt, segnalate da boe bianche);
4) Se siete rimasti esposti al sole abbastanza a lungo, entrate in acqua gradualmente, dando così tempo al vostro corpo di ambientarsi;
5) Se avete mangiato aspettate almeno 3 ore prima di farvi il bagno. Se il pasto fosse molto consistente, il tempo di digestione si allungherebbe maggiormente;
6) In spiaggia non giocate a racchettoni, a palla o con altri oggetti potenzialmente pericolosi, perché potrebbe capitare, involontariamente, di colpire un bagnante e ferirlo malamente. Dopo il fattaccio le scuse non basterebbero!
7) Non fate il bagno nelle zone interdette alla balneazione;
8) Non tuffatevi dalle scogliere, da riva, etc... potreste subire lesioni anche molto gravi;
9) Non fate il bagno se non state in perfetta forma fisica;
10) Ricordate che le spiaggie non sono una palestra. Evitate attività fisiche intense e/o di lunga durata, soprattutto se cardiopatici o dopo un inverno da "sedentari". Meglio un pò di "ciccia" in più che un brutto malore;
11) Usate la protezione solare e tenetevi costantemente idratati con acqua e bevande isotoniche;
12) Non consumate alcolici, tantomeno stupefacenti, specialmente sotto al sole.
Spero che questi semplici consigli vi siano d'aiuto. Buon Mare e buona tintarella.
Eduardo Marchese
EDITORIALE DEL MESE
Mare, sicurezza e tecnologia...
Testo e foto di: Eduardo Marchese.
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E' incredibile e meravigliosa l'esplosione che hanno avuto le web comunity di pesca in apnea: tanti appassionati che dialogano fra loro via internet, scambiandosi opinioni, emozioni e tanto altro. Ci sono ragazzi che si conoscono via web e poi si ritrovano per una pescata in mare assieme, comportandosi come se fossero amici da sempre.E questo è fantastico. Nulla come internet ha mai unito tanti appassionati della P.I.A. Ci
sono e-zine, addirittura, che hanno fondato circoli FIPSAS e/o hanno
loro atleti che partecipano alle manifestazioni agonistiche. Altre
ancora fanno dell'ottimo giornalismo, piuttosto che svolgere attività
commerciali, pubblicizzando attraverso banner i prodotti delle aziende
di settore e/o vendendo prodotti per soli appassionati della nostra
disciplina. Internet, per noi P.i.A. è diventato veramente un grande
serbatoio di risorse umane a cui poter attingere.
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Gruppo di amici pesca sub
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Ma non è tutto "rose e fiori". Se da un lato c'è un maggior coinvolgimento dei pescatori amatoriali o di tutte quelle persone che , vuoi per un motivo piuttosto che per un altro, non si sono mai aggregati in circoli sportivi associatoi alla FIPSAS ( Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee , unico ente di promozione della pesca sportiva riconosciuto in Italia), dall'altro c'è il mancato contatto diretto con i prorpi interlocutori. E questo può creare un'enormità di problemi.
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 Garisti di pesca in apnea (Arco muto Sub Anzio-Team Bluworld)
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Primo fra tutti, la difficoltà d' instaurare una comunicazione scevra da malintesi, almeno tanto quanto quella verbale, mentre ci si guarda negli occhi, accompagnati da tutti quei gesti caratteristici del linguaggio non verbale. Questo da adito a malintesi altrimenti impensabili. Se a questo ci si aggiunge che spesso e volentieri si parla con persone di realtà sociali, culturali, comportamentali e linguistiche diverse dalla nostra, ci si può fare un'idea più chiara di quante insidie si nascondono dietro il "tasto". Nei vari "forum" presenti in rete, tutto ciò può creare "flamaes" (litigi e sfuriate, spesso ingiuriose, scritte via tastiera) che nulla hanno a che fare con quello spirito di comunione e dialogo, che si cerca quando si entra in queste vere e proprie comunità. Per una migliore e più civile convivenza, forse, dovremmo sempre tener a mente che la comunicazione via Web è estremamente difficoltosa , funzionando attraverso schemi comunicativi molto diversi da quelli quotidiani della "vita vissuta a gesti e a 4'occhi".
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C'è una tipologia di
problemi, diversi da quelli di una conversazione educata e civile, che
hanno, nella non presenza fisica degli interlocutori, radice comune. Cerco
di fare chiarezza. Le attività subacquee hanno nella condivisione
comune di esperienze subacquee vissute assieme, una fortissima
caratteristica aggregante e distintiva. Mentre la realtà virtuale
riesce a sopperire alla prima caratteristica,
allargando a dismisura lo spettro dei nostri conoscenti, non può fare
altrettando con la seconda. Se da un lato, infatti, attraverso
internet sono nati alcuni personaggi della pesca in apnea, dall'altro
fa pensare che
tali individui non siano nati dall'unico confronto oggettivo che la
nostra attività ci offre: il vissuto in mare. Vuoi attraverso una
competizione agonistica (pia, apnea, fotosub, tiro sub, etc...), vuoi
attraverso la didattica subacquea (apnea, A.R.A., trimix, bls, etc...). Sui vari siti internet può capitare di leggere persone che nella comunity vengono celebrate come "guru", ma che poi in realtà si scopre che di sale (attività marine, come la p.i.a., il jump blue, etc...) e/o di cloro (attività da piscina come nuoto pinnato e apnea dinamica, etc..) sulla pelle ne hanno poco. E questo mi spaventa. Mi spaventa pensare che un neofita, affacciandosi al nostro sport e non trovando le giuste persone che lo possano instradare verso un cosciente e sicuro approccio alla P.i.a. o all'apnea, possa incontrare su internet questi personaggi, prendendo per giuste le molte inesattezze che tali soggetti dispensano come verità imprescindibili. Affidarsi a loro può rivelarsi un grave errore, perché potrebbe illudere i novellini di sapere quanto basta per affrontare le immersioni in sicurezza. Ma non è così e può accadere di accorgersene a frittata fatta. Le cose non stanno sempre così come le avevamo lette, perché non sempre le leggiamo scritte dalle persone che hanno la giusta preparazione. Capita così di scoprire che un sedicente istruito apneista, non perda occasione per divulgare attraverso una tastiera il corretto modo di fare apnea. La persona preparata e con un background tecnico in materia, sopra la media, comprende i controsensi e le castronerie scritte. Chi non le comprende, invece, è sempre il nostro neofita che, preso dall'entusiasmo, durante la prima battuta di pesca o la prima immersione in apnea, si trova a sperimentare le cose lette da tizio, che in rete sembra proprio essere un lupo di mar! Così, uscita dopo uscita, difetti e vizi facilmente corregibili diventano cronici,questo fa si che con il trascorrer dei mesi, il neofita s'illuda di essere diventato bravo, non sapendo che, man mano che prenderà confidenza con l'acqua, quelle inesattezze cronicizzate potrebbero riservargli amare sorprese. Poi scopri che un tuo caro amico è stato diverse volte in acqua con il "sedicente-istruito-apneista-prodigo-di-consigli-sulla-respirazione". Parlando esce fuori che ha appena conseguito il suo primo brevetto di apnea, di esperienza in acqua ne ha poca e da poco sta "mettendo qualche ore di acqua sulle pinne". Dell'apnea vissuta (non di quella virtuale ;-) ), ne sa poco e allora t'incazzi:" perché va in giro a dare consigli?non si accorge dei potenziali danni che potrebe creare?". Così come ho fatto l'esempio per l'apnea, così potrei farvi l'esempio della pesca in apnea, con i "guru internettiani" che sembrano avere il volto scavato dal sole e dal sale, e poi li scopri poco più pesciolini da vasca da bagno, con 20 giorni di mare all'anno sul groppone e buona parte di ciò che scrivono è solo frutto di letture fatte su riviste specialistiche.
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Istruttore federale durante un corso di pesca in apnea
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Allora Evviva internet che ci mette tutti in comunicazione, ci fa scambiare foto e racconti, ci fa sciupare fiumi di parole sult'attrezzatura, ci fornisce artricoli e report interessantissimi. Benedette,però, le gare di pesca in apnea e di apnea, che dimostrano sul campo chi, fra i presenti, ha veramente le palle come pescatore e/o come apneista. benedetti i corsi ddattici che ti mettono a disposizione la preparazione culturale e tecnica di una persona qualif..ata a mostrati cosa e come devi fare per stare in acqua in sicurezza, senza lasciare spazio alle improvvisazioni...quelle si che mi fanno paura!
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EDITORIALE DEL MESE
Riflessioni di un papà "pescasubbo"
Testo e foto di: Egidio Capalbo.
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3° Elementare,secondo giorno di scuola, la maestra assegna ai bimbi un compito
semplice ma che racchiude tanta inventiva,emotività e riflessione;
(argomento):
“con un disegno racconta la tua estate appena passata”.
Orbene, lasciare un segno tangibile su di un foglio di carta sulle stupende
sensazioni in libertà vissute nell’arco dei 2 mesi sembrerebbe una cosa alquanto
difficile per un bimbo di 8 anni. Eppure in poco più di mezz’ora con pochi colori e
tanta semplicità, un piccolo ometto può davvero dare l’idea di come si possa
rappresentare la serenità di uno stato d’animo e la passione con cui ha partecipato.
Aver vissuto una giornata al fianco del proprio papà munito di maschera e boccaglio e
vedere scendere su e giù il proprio genitore che solo a scopo dimostrativo ,
tralasciando catture e nel solo tentativo di indirizzare il proprio figlio ad un
corretto approccio con “l’immenso blu” possono
DAVVERO SEGNARE UNA GIORNATA E FORSE FORSE ANCHE UNA VITA.
Il primo impatto nell’osservare il disegno è la dovizia di particolari TECNICI che
sono messi subito
in risalto.
La Boa,il fatto che sia attaccata al sub, sono dei segni netti dell’avvenuta
interiorizzazione di un messaggio .
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Come è potuto avvenire in modo così netto e preciso in un bimbo di soli 8 anni?
Il rapporto empatico tra istruttore allievo, docente discente, e ancor di più Padre
figlio ha permesso che le nozioni base sulla sicurezza in mare siano stati subito
recepiti.
La domanda che segue viene spontanea:
-Come mai una cosa del genere non è subito attuata se poi nel corso degli anni il
messaggio della SICUREZZA IN MARE ANCHE ATTRAVERSO UNA BOA viene ignorato e talvolta
sottovalutato?
La risposta è semplice: non è fatta una corretta e preventiva informazione.
D’ora in avanti son sicuro che senza alcuna forzatura mio figlio capirà che quel
“palloncino rosso” mi indica una persona che DEVO RISPETTARE e TUTELARE.
Un modo civico e umano per dare un segno di VERA CONVIVENZA CIVILE.
- Perché quest’iniziativa è affidata solo a pochi volontari che dietro la loro
passione chiederebbero forse un po’ più di rispetto?
- Perché le Istituzioni e gli Enti preposti non fanno abbastanza?
- Perché si notificano solo le tragedie avvenute e nessuno si pone il problema di
evitarle in anticipo?
- Cosa fate voi nella vostra professione?,nel vostro ambito lavorativo l’argomento
suscita interesse?
- ...e quanto dedicate in tempo x questo tipo di attività/sport che
tanto vi appassiona in fatto di informazione sulla prevenzione di incidenti?
Per favore se volete e se potete datemi Voi una risposta.
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EDITORIALE DEL MESE
"Settembre" col bene che ti voglio...
Testo e foto di: Eduardo Marchese.
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Sono riuscito a ritagliare una mezza giornata per la pesca in apnea: l'attività sportiva che più mi appassiona da quando, quasi 25 anni fa, per la prima volta, ho messo la testa sotto il pelo dell'acqua salata, con la guida esperta di mio padre...rimanendo per sempre stregato dal mare e dai suoi abitanti. Pochi giorni fa questa distesa azzurra, mi ha regalato la cattura di uno splendido esemplare di dentice (dentex dentex), di poco oltre gli 8 kg di peso.
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Dopo venti giorni di lavoro continuato,senza né sabati né domeniche, ed una stagione massacrante, chiedo come cortesia al colllega di sostituirmi l'indomani. Per chi, come me, nutre quest'amore viscerale per il mare e la pesca in apnea, è dilaniante vederne i colori tutti i giorni, sentirne suoni e profumi e non potervi entrare a pesca, ma solo a nuotare (che già è molto, ma solo questo non mi basta più :-) ). Sono distrutto e questa splendida massa d'acqua salata, mai doma, è meravigliosamente e particolarmente blue, un blue cobalto che strega...
Ho bisogno di recuperare un pò di forze. Perdermi fra i riflessi bluastri, i rumori ed i silenzi subacquei, tra le mille avventure che si vivono durante una battuta di pesca, è per me il modo più naturale di rilassarmi.
La priorità l'ha la mia dolce metà e quindi, la sera prima, corro a ritrovar la mia amata. L'indomani dopo una colazione frugale, ne approfitto per sbrigare alcune pratiche inevase.
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Ma sono capoccione e testardo: da giorni ho deciso che se le condizioni sarebbero state diverse dallo "tsunami", sarei andato a pesca, ed il mare quel giorno era blue cobalto...
La mattina, il sole caldissimo e splendente, il vento tiepido di scirocco, mi avevano reso un incontenibile voglioso: bramavo il mare per pescare come da tanto non mi accadeva. Ogni benedetto giorno osservo questa massa blue per dieci e + ore, vi nuoto tutti giorni, ma dove faccio l'assistente bagnante non mi è possibile pescar, né prima di attaccare a lavoro, né dopo aver staccato....ci sarebbe voluto un gommoncino, anche rattoppato, pure col paiolato in legno e la chiglia pneumatica, spinto da un debole 10 cavalli, per essere lasciato senza troppe preoccupazioni sull'arenile dello stabilimento, così da raggiungere i prani più lontani. Ma non c'è. Peccato! Fatto sta che mi sento come uno che fissa una bella donna nuda ferma in posa davanti ai prorpi occhi, senza poterla sfiorare...per giorni...UNA SOFFERENZA IMMANE :-X
Parto verso una località a nord di Roma, insieme ad un amico, alla volta della zona che poteva regalarmi una chance sui dentici. La scelta sulla limpidezza dell'acqua e sul movimento di pesce è ottima.
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Vedo in giro una gran quantità di cefali, qualcuno anche da 2 kg, ma decido di non spararli. La testa e l'esperienza in zona, mi dicono che questo segnale, assieme agli altri che ho notato in precedenza, potrebbero stare ad indicare la presenza della preda di rango nelle vicinanze. Arrivo sulla zona buona e noto movimento, dico al mio compagno di pesca di provare a portare un aspetto. Nulla. Infruttuoso. Eppure dalla superficie ancora si possono osservare alcuni chiari segnali: ricontrollo le mire a terra. Abbiamo scarrocciato qualche metro. Mi riporto sul punto esatto. La corrente è quella "buona". Fabio riscende, ma niente. Forse sbaglia punto di posta. Conoscendo meglio il posto voglio fare un tentativo. Ci provo. Scendo e ...sembra promettrere bene. Mi sposto in un avvallamento del fondo e la mangianza scarta nervosa. E' troppo nervosa.Inizia a spostarsi come fa quando ci sono questi fantastici predoni. Vedo i primi dentici avvicinarsi dalla mia sinistra. Ruoto il mio arabalete da 100cm e spero che il pescione più grande, nelle ultime file del branco, si avvicini come stanno già facendo gli altri. Lo fa senza esitazioni....ALT:c'è sempre il mio compagno di immersioni in superficie, che speravo non facesse la capovolta, oppure che spostandosi facesse rumore, oppure ...un motoscafo rompipalle....ma invece il denice si avvicina , allarga leggermente la sua traiettoria. Lo vedo nella sua interezza. Diamine quanto è grande. Il muso è aggressivo, ampio, tozzo.
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I canini si notano sotto ai labbroni possenti e marcati. E' largo un palmo e alto tre. Sarà ampiamente sopra il mezzo metro di lunghezza. Non ho mai avuto prima d'ora una chance di catturare un dentice così grosso. Ne ho presi altri, di circa 4kg di peso, ed il più pesante, portato alla bilancia, era di 6,5kg, ma questo li supera certamente. I riflessi rosa e blue elettrico della schiena sono nitidi e sfumati in questo blue cobalto che mi strega... vedo l'occhio del pesce chiaramente, scrutarmi e studiarmi, quasi a volermi allonttanare dal suo areale di caccia. Ma ora sono un predatore, molto più goffo e limitato di lui, ma illuso di essere fuso nell'ambinete sottomarino come lui, illuso di essere un pesce (anzi un mammifero acquatico) fra i pesci. Resto qui immmobile, predatore fra i predatori, i nostri destini ora si incontrano e se il mare me lo concederà, si legaranno in un ricordo per me indelebile: la vita stessa lega inscindibilmente la vita di un animale alla morte di un altro... Violentemente semplice e truce.
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Eppure reale. Così reale che buona parte degli esseri umani di oggi lo negano a se stessi, lo rifuggiano o addirittura ignorano. Ottusamente convinti che la frittura di pesce provenga da un sacchetto preconfezionato, o un hamburger da una mucca nata già in tante rotelle di 6 cm di diametro e 1cm di spessore, e non da un animale vivo che viene abbattuto per essere poi ridotto in pietanza e cotto... Ora o mai più. L'indice si contrae con decisione e fermezza sul grilletto. Gli elastici rilasciano tutta l'energia conservate a seguito dello stiramento in fase di carica. La fionda subacquea (arbalete) ritorna nello stato di riposo, scaricando sulla freccia la forza per essere proiettata a pochi metri di distanza. Il dardo saetta veloce contro il fantastico predatore: il tonfo sordo dell'impatto con le carni del pesce sgretola questo lunghissimo istante d'attesa. Il pesce è trafitto in un punto vitale. Ha solo un sussulto e poi più nulla. L'asta, nella sua corsa, lo ha trafitto pochi cm dietro la pinna pettorale, poco sopra la linea laterale, dividendo di netto la lisca. Il tiro è stato letale. Scatto su di lui, lo agguanto e lo porto verso la superficie. Devo riprendere fiato.
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Un grido liberatorio richiama il mio compagno di pesca che, a quella visione , strilla, urla e mi fa i complimenti. E' più felice di me. Andare per mare in compagnia di persone così generose nei sentimenti è qualcosa di raro ed impagabile.
Utilizzo lo stiletto subacqueo per assestare il colpo di grazia al nobile predatore: non devo correre il rischio di farlo soffrire inutilmente.Lascio al compagno d'immersione gli ultimi tuffi per cerare il resto del branco. Sono scomparsi.
A riva, ovviamente, scattano le stime sul peso e le foto, ci penserà un ristorante a darci la pesata esatta con una bilancia preofessionale, cosa di cui sono sprovvisto nella mia cucina.
A casa mi passa a trovare un altro compagno di pesca in apnea, con cui ho preso il mio dentice più grande fino ad oggi (6,7kg).
Alla visione dello splendido esemplare anche a lui brillano gli occhi.
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Ulteriori foto sono d'oblligo, così come sarà non definire più questa cattura "dentice di 8,1kg". Un vecchio pescatore con le reti, professionista, dal viso scavato e scolpito dal sole e dal sale, con gli occhi divorati dal mare, un giorno mi disse:" Una nobile cattura, merita un nome, così da essere ricordata con il dovuto rispetto". Questo dentice da oggi si chiamerà Dino, così che di esso si ricorderà non solo la mole, ma anche la splendida imponenza.
L'altra cosa che ricorderò con gioia di questa giornata saràil'averla condivisa con un amico.
Spero che anche gli amici invitati alla cena a base di dentice, sapranno apprezzare la nobile cattura.
Ancora una volta, il mare, con il suo un blue cobalto, mi ha stregato...
Clicca qui per il filmato
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EDITORIALE DEL MESE
Agosto "mare" mio non ti conosco.
Testo e foto di: Eduardo Marchese.
Ricordate quella rimetta simpatica, puntualmente proniunciata da qualcuno, ogni estate nel mese di agosto, da più di un decennio ? A grandi linee dovrebbe suonare così: "Agosto, amore mio non ti conosco". Ah, beh ! Cosa c'entra la pesca in apnea con ciò? "c'azzecca, c'azzecca" recitava un comico italiano non troppo tempo fa. Forse non strettamente, ma qualche attinenza c'è , o almeno ci sarebbe se cambiassimo quel "amore" in "mare". Come il resto dei nostri connazionali, anche noi "discriminati" pescatori in apnea, infatti, ci ritroviamo nel mese di agosto in ferie , pronti a partire per mete turistiche agognate e sognate durante tutto l'anno. Proprio in quanto "discriminati" dalla legislazione delle Aree Marinee Protette, in quanto unica figura di pescatori esclusa (fatto salvo èper strascicanti e cianciolari) dai regolamneti istitutivi, il più delle volte assistiamo a vere e prorpie migrazioni della nostra categoria.
|  |  | Mete tropicali, per i più spendaccioni, Paesi limitrofi al nostro, ma con gestione dei Parchi marini più equa rispetto a quella di casa (così da non metterci ingiustamente sullo stesso piano di veri e prorpi mezzi di "distruzione di massa" (ciancoli, strascicanti, barracuda , sciabiche, etc...), come invece hanno fatto i politici italiani) per molti. La pesca in apnea, infatti, non solo è un'attività sportiva di altissimo pregio, a causa delle doti psico-fisiche intrenseche a questa disciplina, ma è anche l'unica forma di prelievo delle specie ittiche realmnete selettiva. Difatti, prima della cattura vedi sempre la preda e quindi decidi in anticipo se terminare l'azione predatoria o meno, selezionando la taglia a secondo della specie e rispettando i cicli riproduttivi. Non usa trappole o inganni, come avvienne nell'utilizzo di reti, nasse e ami (innescate con altri animali), ma utilizza solo le capacità dell'atleta impegnato nell'azione, con un limite di stazionamento sul fondo, così come sulla profpondità di esercizio, e con una sola possibilità di tiro per immersione. |
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| Eppure siamo GLI UNICI PESCATORI ESCLUSI DALLE A.M.P. Su quali ragioni e dati scinetifici , non ci è dato sapere. Basti rammentare, però, che gli uncii studi a valenza scientifica presenti , dimostrino che la pesca in apnea sia ll'attività meno impattante sull'ecosistema marino. Non devastiamo il fondale come le reti astrascico, non massacriamo branchi in riproduzione (si! Proprio mentre si ammassano in quantità enormi per accoppiarsi e sono pieni di uova e sperma, avete capito bene!) come fanno i cianciolli, non preleviamo centinaia di pezzi attravcerso l'inganno di un'esca, come le coffe , e potrei continuare ancora la lunga lista di esempi, ma sarebbe inutile. |  |
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|  | La realtà è sotto
gli occhi di ciascuno di noi: il pescatore in apnea, in Italia, è
equiparato al ben più impattante e devastante pescatore
professionista a strascico.Solo in Italia potevamo riuscire in ciò. Complimenti! Eppure una tipologia di pescatori dovevano lasciarla fuori dalle Aree Marine Protette. Quale figura migliore del cruento pescatore in apnea, rappresentato solo da una sparuta minoranza di 1200 persone circa (tanti siamo ufficialmente riconosciuti dalla Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee). Perfortuna che ci sono questi "4 gatti ". Si è
trovato il caproespiatorio ideale.
| Chi meglio di una piccola minoranza, da discriminare, per accontentare tutti gli altri? Altrimenti sarebbe stato difficile spiegare alla Comunità Europea il perché della istituzione di Aree di tutela marina (e relativa richiesta di fondi), se tutti vi avessero potuto pescare. La solita bella commedia all'italiana. Il prossimo passo qual'é? Il pescatore in apnea distruttore del pianeta? Ma per cortesia!
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EDITORIALE DEL MESE
In acqua...e vaiiii!
Gli ultimi giorni del mese di Luglio caratterizzano l'inizio della massima affluenza nautica lungo le coste Italiane. Già dalle prime ore del mattino, il mare inizia a costellarsi di natanti di ogni dimensione e potenza. S'incontrano "chiglie" di pescatori intenti a alla pratica della "traina con filaccione", così come panfili da 23 metri , spinti da roboanti e corposi motori di cilindrate mastodontiche. La quiete ed il silenzio del mare invernale è, in questo periodo, un lontano e sfumato ricordo.
|  |  | questo fa sì che la probabilità di leggere su un quotidiano la notizia di un'incidente ad un sub,per mezzo di una barca, aumenti vertiginosamente. Sino a fine Agosto, la possibilità di essere investiti da un diportista incauto è un pericolo tangibile ad ogni immersione. E', dunque, fondamentale programmare l'immersione con la massima perizia e con mille attenzioni: boa segnasub ad alta visibilità, ancora megliose la battuta di pesca avviene con l'ausilio di una barca d'appoggio, con sopra un attento "barcarolo" (la tragedia a G. Balestreri ci rammenta che c'ho può non essere sufficiente). |
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| Questo sicuramente non basterà! Sarà fondamentale evitare le zone di maggior traffico nautico e, soprattutto, entrare in acqua durante i primi chiarori della mattina, avendo l'accortezza di uscire prima che il traffico nautico diventi più intenso. |  | | In quest'ottica ho affrontato la battuta di pesca di oggi, in compagnia di tre amici. Un'immerione estiva, per me, è ancora di più sinonimo di "programmazione attenta e scrupolosa". Le mille precauzioni seguite, anche oggi, potevano non bastare. L'ennesimo pirata del mare, deciso ci ha puntati , ignaro del significato delle due boe segnasub in acqua (o distratto a guardare chissà dove?), Ha poi virato, allargandosi (dobbiamo ringraziare chissà quale Santo), a meno di 100mt dalle nostre boe segnasub,quindi contravvenendo alla normativa vigente in fatto di distanze minime da bandiera rossa con sriscia diagonale bianca). La paura per noi "subbi", indifesi e muniti solo di regolare boa, è stata molta. Mettendovi nei nostri panni, voi avreste avuto timore? nell'incertezza guardatevi il video clip che segue e pensate di stare al posto del cameramen!
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Uno dei tantissimi natanti che non rispetta la distanza minima di 100mt dalla boa segnasub.
EDITORIALE DEL MESE
A lezione con...
Sabato 12 Maggio a Roma, presso l'aula didattica dell'"Emporio del Pescatore" di Fabio Massimo Aleandri, si è svolta la lezione conclusiva del corso di pesca in apnea, coordinato dall'istruttore F.I.P.S.A.S. Eduardo Marchese.
| | | Relatore d'eccezione Flavio Lambertini, atleta del team O.ME.R. che a breve sarà impegnato nelle semifinali (l'equivalente della seconda categoria del 2006 ). Durante il suo intervento ha esposto le sue esperienze ed intuizioni in merito sia a "tecniche ed attrezzature nella p.i.a." che all' agonismo. L'incontro è iniziato con una breve introduzione, da parte dell'istruttore, dell'ospite: una persona in grado di arrivare in prima categoria dopo soli pochi anni dall'essersi dedicato alle competizioni. La sua seguente partecipazione nella rosa di un fortissimo gruppo come quello O.ME.R., ne ha poi avvalorato le qualità. La disponibilità di Flavio al dialogo con i ragazzi è ammirevole, risponde con estrema semplicità e chiarezza ad ogni domanda che i ragazzi gli espongono, passando agevolmente da interventi tecnici sull'attrezzature usate, alle tecniche di pesca a secondo del tipo di fondale che s' incontra. | Illustra quali sono i tipi di fondale che si possono trovare sulla costa Laziale e su quella Toscana, le zone da lui maggiormente battute, e come variano sia le tecniche di pesca, che le attrezzature adoperate. Ha suscitato una particolare curiosità nei ragazzi la differenziazione del tipo di "grotto" (fondale coraliggeno e sedimentario) che si trova nelle immediate vicinanza di Roma (città dove vive) e di come vada interpretato. "...Fra ognuno di questi, però, vi sono una serie di comuni indizi da notare, che ci segnalano la presenza del pesce. Dobbiamo far attenzione a modificare la nostra strategia di ricerca ed approccio alle tane, a secondo della conformazione del fondale. | | | Questo implica l'utilizzo di attrezzi diversi: un comodo Tempest da 50cm, munito di 5 punte, per le tane più anguste, un arbaletino da 60cm e 4 punte, per le fessure più ampie del grotto o per scorrere la fungaia..."spiega il campione e aggiunge "...Non bisogna poi trascurare i cigli, dove è possibile l'incontro con i pelagici, per i quali le doti balistiche e di manegevolezza del Cayman 100 m'infonde particolare sicurezza. In questo fucile, infatti, si è raggiunto un perfetto equilibrio fra potenza sprigionata e brandeggiabilità in acqua. La dolcezza del congegno di sgancio è una caratteristica che rende questo fucile incredibilmente valido, anche sotto carichi di trazione(elastici particolarmente nervosi) impoartanti...". Noto gli occhi trasognanti e felici degli allievi. Questa è la conquista più bella, vedere la passione e l'amore per il mare che una persona come Flavio Lambertini è in grado di suscitare nei ragazzi. Al termine della lezione il gruppo si saluta, fra molti sorrisi e racconti di pesca, soddisfattisimo dell'incontro.
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EDITORIALE DEL MESE
A pesca con il campione
Il 12/03/2007 sono stato a mare con il mio caro amico Antonio (denticiaro doc) ed il fortissimo atleta di prima categoria Enrico Volpicelli (atleta del team Bluworld e presidente dell'Arco muto sub Anzio).
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30 anni di mare e pesca, più di un ventennio di agonismo ed un amore "pieno" per il mare, si fondono in Enrico. ieri ci siamo regalati una pescata "mordi e fuggi" tutti insieme, sulla mitica termy boat. Il battello ha retto benissimo il mare che nn era dei più calmi! Arrivati a destinazione e trovato un ridosso, ci siamo cambiati ed abbiamo steso i panni, ormai zuppi, per asciugarli
al sole. Una volta in acqua una triste realtà: pesce zero.
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Alla fine
della prima tappa sono andati in carniere solo due marvizzi e due
cefali per me e Antonio, una mostella ed una seppia per Enrico.Decidiamo
di spostarci, ma sappiamo di aver perso troppo tempo in questo primo
punto. Ancoriamo in un' adorabile caletta , Enrico ed io a dx in tana,
Terminator a sinistra all'agguato.
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Visitata la prima tana mi accorgo
che il mio "ministen", in quel tipo di fondale, è uno
"stuzzicadenti". Torno al gommone, prendo l'arba 75 e raggiungo Enrico.
E' impressionante il suo ritmo di sommozzata. Stiamo in medio-basso
fondale ed il forte atleta non nuota ma corre. Dalla superficie faccio
fatica a stargli dietro. I recuperi sono ridottissimi , sintomo di anni
e anni di abitudine a quel tipo di pesca.
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Mi dirà poi in gommone che ha
raggiunto quello stato di forma per gradi, cercando di andare in
mare il più possibile e ottimizzando ogni uscita, senza mai strafare, e
cercando di capire il pesce, senza cercare la profondità, ma curando la
tecnica, proprio nel bassofondo. Un bell'esempio per i tanti giovani
che vogliono "tutto e subito", figli di questa società frenetica e
minimalista.In
superficie durante gli spostamenti non nuota ma corre ,ventilandosi, si
sfila il boccaglio e fa la capovolta. La sua tecnica è essenziale,
fluida, rapida. Anche in discesa è molto veloce, arriva sul fondo, si
affaccia lentamente a pancia in su alla tana , osserva bene, poi lo
vedo puntare il fucile in un angolino della tana , accendere la torcia
e premere il grilletto. Non so cosa abbia sparato, ma la zona sembra
proprio adatta ai saraghi con bei lastroni su rena bianca. Estrae la
preda velocemente e risale velocemente. Mentre riguadagna la
superficie, estrae il pesce dall'asta, lo finisce e riarma l'arbalete,
e mette il sarago nel portapesci.. Giunto in superficie, riprende a
nuotare alla solita pazzesca velocità, ricaricando il fucile e
riventilandosi. Passano pochi secondi ed è giù di nuovo. Questa volta
plana a pochi metri dal fondo, cercando di leggere il fondale ed i suoi
mille indizi (per lui che li sa cogliere e leggere, qui si coglie
l'esperienza del campione e lui ne ha da scriverci un libro).Trova
una "palla" di circa 60 saraghi, che esplode alla sua vista. Alcuni si
rifugiano sotto le vicine rocce, altri scappano verso il largo. Scende
rapido e fra mille massi, punta deciso una crepa orizzontale minuscola
ed insignifgicante, su sabbia, formata dall'accavallarsi di tre massi
ciclopici. Si affaccia con calma , scorre la crepa da dx verso sx, a
testa in giù e pancia in sù, spostandosi con la mano libera. Si
irrigidisce e sento la frustata degli elstici. L'asta del "novantino"
ha trafitto un bel sarago da 700 gr circa. In superficie si prende
giusto il tempo per ricaricare il fucile e poi è di nuovo sulla tana.
In rapida successione tira fuori tre saragoni, poi decide di non
insistere e di lasciare la tana riposare, così da mantenerla popolata a
lungo. Mi confida che ci ritornerà fra un anno, non prima. Così
facendo la tana rimarrà viva per anni e mi spiegherà che quella crepa
gli regala qualche bella cattura da circa 20 anni. Anche in questi
attegiamenti si vede lo spirito del campione che rispetta la natura e
non abusa di essa, senza prelevare il più possibile ma in armonia con
questa...un pò come gli indiani d'America. La giornata, prosegue e
spostandoci ENRICO TROVA UN SARAGOSAURO. Il pesce è in compagnia di un
pari peso, tutti e due molto mobili in un angolo di una tana
impossibile. Il forte atleta fa + immersioni ma nn riesce a tirargli,
perché il 90 è troppo lungo. Prende il "sessantino" col 4 punte, ma questo si rivela troppo corto per giungere a bersaglio. Enrico demorde e mi chiede se voglio provarci io. Nei primi due tuffi nn vedo i pesci, poi parlando mi spiega bene dove sta e allora riscendo. Entro dentro la tana, mi sfilo il boccaglio, scivolo in fondo allo spacco fino alle pinne, sguciando come una murena, dal primo gomito con tutto il busto, poi nel secondo gomito solo con la testa, la'rbalete da 70cm e la torcia. In fondo alla tana, si nota la sola parte anale del saragone. Con la mano destra nn riesco a brandeggiare bene il fucile, sono costretto a sparare con il pollice, con una linea di mira completamente disassata, impugnando parte del fusto con la mano sinistra che regge anche la torcia accesa. faccio centro, il pesce in tana sbatte , tiro lasta velocemnte verso me ed inizio ad uscire in retromarcia. A pochi metri dall'uscita l'asta si incastra. Molo tutto e risalgo, oramai il pesce e sull'uscio della tana e l'aletta è ben aperta. Mentre salgo Enrico scende a recuperare il tutto. racimolo altri due saragotti ed un cappone. Ci riteniamo soddisfatti e saliamo sul gommone. |
Anche se la giornata nn ci ha regalato grandi prede o un carniere + consistente, due pesci per la cena sono usciti furi e già ci immaginiamo come poterli cucinare. :-D :-P Il mitico Antonio ci racconta di aver visto qualche sarago ed una corvina, ma molto nervosi. Presto capiamo il perché. Intorno tutta l'isola i pescatori profesionisti hanno calato km di reti e a largo dietro una punta ci sono due peschereccia stracico...che tristezza. Se la pesca professionale continuerà ad operare tutta questa pressione sul mare, in maniera così intensiva, di pesce e di vita, ne rimarrà ben poco. Le risorse naturali non sono inesauribile e per tutelare il mare servirebbero forme di pesca professionale più selettive.Le foto di rito sono obbligatorie e dovute, in ricordo della bella giornata trascorsa insieme. Peccato nn ci fosse qualcuno disposto a farci una foto a tutti e tre insieme. La giornata si conclude riaccompagnando Enrico a casa, fra i tanti racconti di pescate e pesci, che hanno fomato la sua esperienza in mare e con la promessa di farci presto un'altra pescata insieme.
Eduardo Marchese
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EDITORIALE DEL MESE
Gelare il sangue...
29/10/2006 Ore 15:30 circa. Era un soleggiato
pomeriggio di domenica. Mi trovavo su una notissima secca
del Lazio, in compagnia del mio fido compagno di pesca
Andrea, del suo gommone e di un altro amico che faceva da
"barcarolo".
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A poche centinaia di metri vi erano i gommoni di altri due
amici, ciascuno composto da due persone.
Avevamo ancorato da poco meno di venti minuti ed eravamo
entrati in acqua accompagnati ciascuna dalla propria boa
segnasub, non prima però di aver issato sul mezzo nautico
la relativa asta con bandiera rossa a striscia diagonale bianca,
così da segnalare ulteriormente la nostra posizione in mare. Andrea ed io stavamo eseguendo una serie di planate
a pochi metri dal fondo, cercando di capire la possibile
presenza ed allocazione di pesci in quella zona.
Approfittando di una discreta visibilità e di una corrente
non troppo sostenuta, riuscivamo a controllare abbastanza
rapidamente e meticolosamente il tratto di fondale che ci
aveva attirato. Andrea decideva di risalire sul gommone,
affranto per aver trovato solo”pescetti” inferiori ai 400
grammi e quindi non pescabili (altrimenti che spirito di
selezione avremmo noi pescatori in apnea?). Venivo attratto
da una zona di "grotto" (formazione coralligena tipica
delle coste laziali) che si alzava di qualche metro dal
fondo, staccandosi nettamente dalla "fungaia" (fondale di
grotto composto da un susseguirsi più o meno esteso di
escrescenze simili a funghi, ma sempre di
grotto)circostante.
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In questa zonetta si formano bei canaloni e passaggi
interessanti per i pesci. Dopo una lunga planata mi
posizionavo all'aspetto in una porzione di fondale che mi
incuriosiva particolarmente. L'apnea iniziava a volgere al
termine e, saggiamente, risalivo in superficie. L'idea era
quella ridiscendere e cercare fra i tagli del fondo qualche
sparide di peso decente.
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I metri iniziavano a diminuire e
la luce del sole si faceva sempre più intensa, a breve
avrei ricominciato a respirare, ma di autonomia ne avevo
ancora in abbondanza e quindi mi concentravo serenamente
sulla tattica che avrei seguito al tuffo successivo.
L'incanto del momento veniva spezzato in un secondo. A 6 metri
dalla superficie un rombo sempre più
assordante mi gelava il sangue : un motore
molto potente si stava avvicinando di gran carriera e ,
data l'intensità del suono, sembrava molto vicino. Non
riuscivo a distinguere la direzione, a causa del veloce
propagarsi (circa 1500 m/s contro i circa 400 m/s in aria ) delle onde acustiche in mare, tale da non consentire all'essere umano di localizzare la posizione della sorgente sonora . Percepivo
nitidamente, però, la potenza e quindi la probabile prossimità del mezzo.
Divaricando gambe e braccia rallentavo la risalita.
Recuperando, con le mani, la sagola della boa risalivo
timorosamente proprio sotto il pallone segnasub. Alzavo
ripetutamente lo sguardo verso la superficie, per
accertarmi della corretta esecuzione della manovra e, ad un
certo punto, vidi la mia boa di segnalazione
schiacciarsi sotto il peso e la velocità di uno yacht di 20
metri a non meno di 30 nodi di velocità e a meno di 4
metri dalla mia testa. Mi sentii spacciato ed
impotente.
Risalii quando l'istinto di sopravvivenza mi scosse
facendomi presente : "sali in superficie se no qua sotto
crepi per annegamento"
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La boa fortunatamente non rimase incastrata nel natante,
altrimenti mi avrebbe trascinato via. Risalito a galla
ansimavo profondamente, sintomo di uno spavento atroce e di
un'apnea pericolosamente protratta. Inerme vedevo
l'incurante diportista allontanarsi come se nulla fosse
successo.
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Non potrò mai sapere se abbia realizzato che la sua
distrazione stava per uccidermi e solo una casualità l'ha
impedito (anche se credo che sia stata una Grazia ricevuta
dall'Alto).
Risalivo in barca stravolto. I miei amici mi guardavano
esterrefatti e spaventati ed io lo ero più di loro. Mi
spiegarono cosa era accaduto. Il
gommone aveva l'ancora incagliata ed i miei compagni
avevano usato le trombe di segnalazione per attirare
l'attenzione del diportista che, altrimenti, li avrebbe
investiti con tutto il gommone...e qui mi viene spontaneo
chiedervi: ma questo dove diavolo guardava?...questo invece
di rallentare e passare lontano, deviò la sua traiettoria
di 30 metri, passando sopra la mia posizione, poiché stavo
a 30 metri dalla mia barca d'appoggio.
Nei giorni seguenti mi sono sentito un morto fra i vivi.
Quotidianamente il mio pensiero va a chi ha deciso che non
fosse giunta ancora la mia ora e a chi non è stato così
fortunato come me, quei fratelli della "Tribù del mare" che
ci hanno lasciato.
Porterò un cero in chiesa per loro e per ringraziare chi so
io per lo scampato pericolo. E continuerò questa campagna
di sensibilizzazione che ho intrapreso. Episodi del genere
NON DEVONO verificarsi.
Eduardo Marchese
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EDITORIALE DEL MESE di OTTOBRE
Mare: Amore e Rabbia
Le recenti vicende di cronaca ci hanno dimostrato una volta
ancora, quanto sia pericoloso il mare. Nulla di nuovo in ciò. L'elemento liquido ha da sempre
mietuto vittime. Fin dagli albori della civiltà, l'uomo ha subito il fascino della sua essenza
imponderabile,selvaggia e infinita. Solo quel lato dell'istinto di conservazione della nostra
specie, che risponde al nome di "paura", ha permesso di sedare in parte la nostra smania di conquista
del sesto continente.L'arrogante bramosia di dominare una così magnifica creazione divina è costata il
prezzo più alto ad una moltitudine di persone.
Il mare, mai domo, ha sempre vinto ferocemente,
non lascinado mai spazio ad errori. Non lasciando mai spazio a chi lo sottovaluta, bensì preferendo chi lo teme, chi lo "incontra" senza mai strafare e chi lo rispetta, perchè avverte una sana e ragionevole "paura" al suo cospetto.
Paura non significa vigliaccheria, ma capire che ci troviamo davanti a "qualcosa" largamente superiore a noi comuni esseri mortali. Questa presa
di coscienza mi ha sempre fatto vivere emozioni contrastanti,da un lato mi ha rattristato profondamente, dall' altro mi ha sempre intrigato.
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Da quando ero un bimbo, subisco il fascino
atavico di questa meravigliosa distesa blue. Un amore viscerale e intenso che non mi ha mai
permesso di fare a meno dei suoi colori e profumi, legandomi a se in un'indissolubile e
trasparente legame, che quotidianamente mi richiama. Nel corso degli anni, ho incontrato alcune
persone in cui ho ritrovato questo sentimento profondo per il grande blue e le sue creature.
Persone che appena vi si immergono, provano una gioia sconfinata. Riavvertondo di volta in
volta, come me, le stesse fortissime emozioni che hanno sentito il giorno della sua scoperta.
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A causa di questa miscellanea di sentiminti condivisi e consociuti, con ogni singolo pescatore
in apnea o apneista che incontro, avverto un'affinità che non ritrovo con altre classi. Un legame di
fondo c'appartiene. Fiacciamo parte della stessa tribù: la tribù del grande blue. Per
questa ragione, quando leggo sui quotidiani della
scomparsa di un pescatore in apnea o di un apneista, mentre stava in mare, avverto un intimo
sgomento ed una profonda tristezza. E' come se a lasciarci fosse stata una persona di mia
conoscenza. In vero è proprio così, poiché ogni pescatore in apnea, ogni apneista, è parte
della "tribù del grande blue". La tristezza, però, lascia posto alla rabbia, quando la morte è
causata dalla disattenzione altrui.
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Gli incidenti in cui un subacqueo resta menomato, o peggio ancora
muore, per mano di un diportista sono una triste realtà. Non si può e non si DEVE morire
perché non si è prestata attenzione alla guida, guarda altrove, o perché non si conosce il significato della boa segna sub. Una profonda
collera mi pervade quando oltre al danno, c'è anche la beffa. La vigliaccheria di un'iniquo diportista che non presta il dovuto soccorso
all'infortunato, scappando a "eliche spianate" per non farsi riconoscere. E sì perché da sempre in mare, ci sono alcune leggi non scritte, un codice deontologico intrinseco allo "stare per mare". Alla cui cima c'è il prestarsi soccorso in caso di bisogno. Ma in questo c'è molto di nuovo, molto di attuale e contemporaneo: il fuggire davanti ai propri delitti. Eppure l'omissione di soccorso è anche un reato perseguibile dala legge...ma non sembrerebbe un deterrente sufficiente. Questa rabbia , mista
a collera e sgomento che provo, si ripetono drammaticamente in un triste ciclo annuale. Ogni anno nel periodo estivo, con l'ntensificarsi del
traffico nautico in mare, le stesse tragedie si ripetono. Così è stato quest'anno a Filicudi (Sicilia), a San Foca(Puglia) o
l'anno scorso a Santa Marinella (Lazio), o gli anni precedenti in altre regioni d'Italia. Con questo sito, e le iniziative ad esso correlate, non
abbiamo la presunzione di estirpare le tragedie in mare, ma far si che gli incidenti provocati
da eliche di motoscafi si riducano a zero. Non si può fare nulla, oltre al coimune buonsenso, per evitare tragedie dovute a mutamenti climatici o ald altre cause di forza maggiore, ma gli incidenti in mare legati alla guida si possono combattere, perché sono legati solo al fattore "U": l'uomo. Ogni subacqueo, in immersione o non, ha il diritto di vivere il mare in maniera serena. Un rapporto subacqueo/mare scevro dall'incubo dell'elica di un motore.
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BAD NEWS
PALERMO: RECUPERATO CADAVERE DI UN SUB
PALERMO (ITALPRESS) - Il
corpo di un sub e' stato ritrovato alle prime luci dell'alba dai
sommozzatori dei Vigili del fuoco nello specchio di mare dell'Addaura,
a Palermo. L'uomo si era immerso ieri
pomeriggio. A dare l'allarme e' stata la moglie, che non vedendolo
rincasare ha allertato la Capitaneria di porto. Sono quindi scattate le
ricerche, proseguite per tutta la notte.Si attende l'esame autoptico per avere maggiori informazioni sulal causa del decesso.
(ITALPRESS). 05-Ott-07 09:01
29/07/2007 DUE MORTI IN MARE (dal sito ANSA)
Crotone. Turista napoletano 60'enne, travolto da un'imbarcazione a motore mentre pescava in apnea .
L'elica lo ha gravemente ferito. Nonostante i soccorsi tempestivi, è morto durante il trasporto in ospedale. Secondo diverse
testimonianze l'uomo non era munito della boa di segnalazione prevista
per i sub.
Castel Volturno. Uomo 30'enne annega, probabilmente, per un malore. Sembra che avesse deciso di
entrare in acqua, a quanto pare con il fratello, poco dopo aver
mangiato. I due sarebbero stati colti da una congestione: uno è stato
salvato dal bagnino dello stabilimento, mentre l'altro è stato soccorso
dalla Guardia Costiera. Le sue condizioni erano però gravissime ed è
morto poco dopo, nonostante l'immediato intervento del 118.
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