scritta del Boa-Day

Campagna informativa sulla sicurezza in mare

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  Friday, November 21, 2008 Login      Register
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: Re: Scampata tragedia
: Administrator Account
: 11/2/2006
:


<- precedente...A 6 metri dalla superficie un rombo sempre + assordante mi gelava il sangue: un motore molto potente si stava avvicinando di gran carriera e , data l'intensità del suono, sembrava molto vicino. Non riuscivo a distinguere la direzione, a causa del veloce propagarsi delle onde acustiche in mare, ma percepivo nitidamente la potenza e la vicinanza. Divaricando gambe e braccia rallentavo la risalita. Recuperando, con le mani, la sagola della boa risalivo timorosamnte proprio sotto il pallone segnasub. Alzavo ripetutamente lo sguardo verso la supericie, per accertarmi della corretta esecuzione della manovra, e ad un certo punto vidi la mia boa di segnalazione schiacciarsi sotto il peso e la velocità di uno yacht di 20 metri a non meno di 30 nodi di velocità e a meno di 4 metri dalla mia testa. Mi sentii impotente.
Risalii quando l'istinto di sopravvivenza mi scosse facendomi presente : "sali in superficie se no qua sotto crepi per annegamento". La boa fortunatamente non rimase incastrata nel natante, altrimenti mi avrebbe trascinato via. Risalito a galla ansimavo profondamente, sintomo di uno spavento atroce e di un'apnea pericolosamente protratta. Inerme vedevo l'incurante diportista allontarsi come se nulla fosse successo. Non potrò mai sapere se ha realizzato che la sua distrazione stava per uccidermi e solo una casualità l'ha impedito(anche se credo che sia stata una Grazia ricevuta dall'Alto).
Risalivo in barca stravolto. I miei amici mi guardavano esterrefatti e spaventati ed io lo ero più di loro. Mi spiegarono cosa era accaduto.
Il gommone aveva l'ancora incagliata ed i miei compagni avevano usato le trombe di segnalazione per attirare l'attenzione del diportista che, altrimenti, li avrebbe investiti con tutto il gommone...e qui mi viene spontaneo chiedervi: ma questo dove diavolo guardava?...questo invece di rallentare e passare lontano, deviò la sua traiettoria di 30 metri, passando sopra la mia posizione, poiché stavo a 30 metri dalla mia barca d'appoggio.
Nei giorni seguenti mi sono sentito un morto fra i vivi. Quotidianamente il mio pensiero va a chi ha deciso che non fosse giunta ancora la mia ora e a chi non è stato così fortunato come me, quei fratelli della "Tribù del mare" che ci hanno lasciato.
Porterò un cero in chiesa per loro e per ringraziare chi so io per lo scampato pericolo. E continuerò questa campagna di sensibilizzazione che ho intrapreso. Episodi del genere NON DEVONO verificarsi.
Eduardo Marchese
 
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